Fabrizio Giai è il presidente de La Cura nello Sguardo. Si occupa di abbigliamento sportivo e gestione di eventi sportivi, ma il suo vero allenamento quotidiano è fatto di empatia, ascolto e presenza. Non viene dal mondo sanitario, eppure da anni gioca la sua partita più importante: quella della solidarietà.
La sua motivazione nasce da un’esperienza personale. Ha approfittato di questa e scelto di mettersi in gioco, per offrire ad altri ciò che può essere utile in momenti difficili.
Per Fabrizio, le cure palliative non sono l’ultimo tempo di gioco, ma una fase preziosa, da vivere con dignità e supporto. Il suo obiettivo è far conoscere questo tipo di assistenza, abbattere i pregiudizi e costruire fiducia attraverso eventi, progetti concreti e testimonianze autentiche.
Uno dei progetti a cui tiene di più è l’alloggio solidale, pensato per accogliere pazienti e familiari che arrivano da lontano. Un aiuto semplice, immediato, ma potentissimo. Con orgoglio parla anche del progetto sul lutto nelle scuole, che ha formato centinaia di insegnanti e lasciato una traccia nella comunità.
Fabrizio sogna una rete di volontari attiva e formata, capace di rispondere con competenza e umanità alle lacune del sistema. All’interno dell’associazione, il clima è quello di una squadra vera: unita, anche nelle differenze, dove ognuno dà il meglio e si sostiene l’altro nei momenti difficili.
Sacrificio, spirito di squadra e voglia di raggiungere obiettivi comuni sono i valori che porta dallo sport all’associazione. E se oggi La Cura nello Sguardo è un punto di riferimento, è anche grazie al suo stile di leadership: trasparente, genuino e sempre orientato alla qualità delle azioni, non alla quantità.
Fabrizio Motta
Medico
palliativista
Fabrizio Motta è medico palliativista e fa parte dell’équipe dell’Hospice e del servizio domiciliare dell’ASL CN1. Ogni giorno entra nelle case dei pazienti, negli ambulatori, nei reparti, con un obiettivo chiaro: migliorare la qualità della vita, anche quando non si può guarire.
Ha scoperto le cure palliative quasi per caso, in attesa di partire per gli Stati Uniti. Doveva essere una tappa temporanea, ma quell’esperienza lo ha coinvolto a tal punto da fargli cambiare rotta. Ha scelto di restare, perché in questo lavoro ha trovato qualcosa che altrove mancava: il senso profondo del prendersi cura.
Per lui, le cure palliative sono una sintesi perfetta tra medicina del territorio e ospedale, tra tecnica e ascolto. Gli piace lavorare con i colleghi, formare altri professionisti, parlare chiaro con pazienti e familiari, sfatando falsi miti e paure che spesso complicano il percorso.
Fabrizio non si nasconde dietro un camice: sceglie il contatto diretto, lo sguardo alla pari. Spiega, ascolta, propone. Crede in un modello di cura basato sull’alleanza e sulla fiducia, dove ogni scelta si costruisce insieme.
Dentro l’associazione La Cura nello Sguardo porta la sua esperienza professionale, ma anche il suo tempo libero. Lo fa con convinzione, perché sa quanto possa fare la differenza far conoscere meglio questo tipo di assistenza. Non è solo un medico: è una delle anime del gruppo, presente, coerente, attento. Condivide valori come responsabilità, concretezza e impegno. E non perde mai di vista il perché: dare dignità e presenza, anche quando tutto sembra fermarsi.
Emanuela
Psicoterapeuta
e socia fondatrice
Emanuela è una psicoterapeuta e socia fondatrice de La Cura nello Sguardo. Lavora nel sistema sanitario pubblico, ma il tempo che dedica all’associazione nasce da una scelta profonda, umana prima che professionale.
Il suo incontro con la psico-oncologia risale a molti anni fa. Da allora, ha imparato che in quel confine tra la vita e la morte si apre uno spazio sincero, essenziale, fatto di sguardi veri e parole che lasciano il segno.
Emanuela non ha mai cercato scorciatoie: ha scelto di stare, di accompagnare, di ascoltare anche il dolore più scomodo. Lo fa ogni giorno con i pazienti, ma anche con le famiglie, che considera “il secondo paziente”, e che aiuta a sostenere relazioni, silenzi, fatiche e trasformazioni.
Per lei, le cure palliative non sono un’anticamera del distacco, ma un modo concreto per prendersi cura del tempo che resta. Crede che dire la verità con delicatezza, accogliere la fragilità senza pietismo e sostenere le relazioni nei momenti più duri sia un gesto politico, prima ancora che terapeutico.
In associazione è una presenza discreta ma determinante. Segue progetti, tiene le fila delle relazioni, sostiene le famiglie ospitate nella foresteria e sogna di raccontare queste esperienze in un libro che dia voce a ciò che spesso resta invisibile. Dentro l’associazione è un riferimento solido, che ispira fiducia e rispetto.
Marta
Coordinatrice
infermieristica
Marta è coordinatrice infermieristica delle cure palliative domiciliari nell’ASL CN1. Laureata in infermieristica, ha conseguito un master in coordinamento e un master in infermieristica di comunità. Ha conosciuto le cure palliative grazie a un concorso interno, che le ha permesso di avvicinarsi a un approccio umanistico centrato sulla persona, motivata anche da un’esperienza personale con la nonna.
Per Marta, le cure palliative rappresentano più di una professione: sono un modo di vivere la salute che mette al centro dignità, relazioni e contesto familiare. Predilige l’assistenza domiciliare, che consente di instaurare un rapporto di fiducia profondo con pazienti e famiglie. Entrare nelle case significa essere parte di un percorso complesso, fatto di ascolto, empatia e presenza autentica.
All’interno dell’associazione, Marta si occupa dei rapporti con la Federazione Cure Palliative, organizza corsi ed eventi e porta la voce de La Cura nello Sguardo in ambito istituzionale e formativo. Crede fermamente nella formazione capillare fin dalle scuole, per abbattere pregiudizi e far conoscere le cure palliative come parte integrante della cultura della salute.
Il suo impegno nel volontariato nasce dalla convinzione che solo con una squadra unita, trasparente e appassionata si possano affrontare i bisogni concreti dei pazienti con umanità e competenza. Marta vede l’associazione come un tessuto vivo, dove professionalità diverse si incontrano e si sostengono per diffondere una cultura di cura e rispetto.
Mariagrazia Soleri
Avvocato
e socia volontaria
Mariagrazia Soleri è un avvocato che ha scelto di mettere le sue competenze legali al servizio dell’umanità. Per anni ha formato i professionisti sanitari su temi complessi come la responsabilità professionale e i codici deontologici, ma è stato l’incontro con le persone e i loro dubbi a cambiare la sua prospettiva, trasformando la materia giuridica in una missione di consapevolezza.
La sua passione nasce dal confronto diretto durante i corsi di formazione. Ascoltando le domande di medici e infermieri, ha compreso quanto temi come il consenso informato, il testamento biologico e le scelte del fine vita siano centrali non solo nelle aule di tribunale, ma soprattutto nel vissuto quotidiano delle famiglie.
Per Mariagrazia, il diritto non è solo un insieme di regole, ma uno strumento di libertà. È convinta che un’informazione chiara e accessibile possa offrire alle persone la forza della consapevolezza, aiutandole a superare paure e incertezze in momenti di estrema fragilità. Per questo dedica il suo impegno a incontri divulgativi, portando la legge fuori dai tecnicismi per farla diventare supporto concreto.
Condivide la visione de La Cura nello Sguardo, dove contribuisce a promuovere la cultura delle cure palliative. Il suo sguardo tecnico si fonde con una profonda sensibilità: Mariagrazia crede nella mediazione e nella risoluzione dei conflitti attraverso l’ascolto e il dialogo non conflittuale.
All’interno dell’associazione, porta un contributo prezioso fatto di equilibrio e competenza. Considera il gruppo come un luogo di confronto costruttivo, dove anche le opinioni differenti diventano ricchezza se gestite con armonia. Per lei, far parte di questa squadra significa garantire che ogni cittadino conosca i propri diritti, per affrontare il percorso di cura con dignità e serenità.
Paola Luci
Brand designer
e socia volontaria
Paola Luci è l’anima creativa de La Cura nello Sguardo.
Da oltre vent’anni lavora nel mondo della comunicazione, trasformando idee e valori in immagini e progetti visivi. Il suo approccio alla vita e al lavoro è guidato da un ottimismo naturale e da una profonda disponibilità verso gli altri, tratti che rendono il suo contributo pratico e utile all’interno del gruppo.
Il suo legame con l’associazione nasce dall’amicizia e dalla stima per il presidente Fabrizio Giai. È stata questa sintonia personale a farle scoprire una realtà di cui ha immediatamente condiviso i valori più autentici: la centralità della persona, la dignità del tempo e l’importanza della presenza.
Per Paola, comunicare non significa solo informare, ma "dare un volto" alla solidarietà. È lei che cura l'identità visiva dell'associazione, traducendo la delicatezza e la forza delle cure palliative in segni, colori e messaggi che arrivano dritti al cuore delle persone. Il suo obiettivo è rendere visibile l’invisibile, raccontando con chiarezza e armonia tutto ciò che La Cura nello Sguardo fa ogni giorno sul territorio.
All’interno dell’associazione, Paola mette a disposizione non solo la sua professionalità, ma anche la sua capacità di fare squadra. Crede fermamente che una comunicazione curata e coerente sia fondamentale per abbattere i muri del pregiudizio e per avvicinare la comunità a temi spesso considerati difficili.
Il suo impegno è una scelta di cuore: prestare la propria professionalità affinché il messaggio dell’associazione sia forte, riconoscibile e rassicurante. In un mondo di immagini veloci, Paola sceglie la cura del dettaglio, convinta che anche attraverso un logo, un manifesto o un post passi il rispetto per la fragilità e l’amore per la vita in ogni sua fase.